UNIONE PER IL TRENTINO – MANIFESTO DI ADESIONE

1. L’Unione per il Trentino è consapevole che un ciclo sociale e politico si è chiuso.

In Trentino – come in Italia, in Europa e nell’intero Occidente i cambiamenti epocali hanno portato ad una radicale trasformazione della politica e delle sue categorie.La grande crisi economica e finanziaria dei primi anni Duemila era anche la crisi di una concezione dello sviluppo e della società.  Alle nuove tecnologie e alla globalizzazione – che pure hanno fatto sentire i propri effetti anche positivi – non hanno corrisposto solidi presídi etici, culturali, politici ed istituzionali capaci di governarne la forza e la pervasività. La democrazia rappresentativa ha così perso molto del suo carisma presso larga parte della popolazione. Ne è nata una domanda politica radicalmente nuova, fatta di paura del futuro, rifiuto di ogni istituto di mediazione, ostilità verso le élite, esaltazione dei valori individualistici, che sta trovando nell’offerta populista e sovranista la risposta più gettonata e rassicurante.

Parallelamente, anche l’Autonomia Speciale del Trentino al pari della democrazia – ha perso parte del suo carisma popolare e si trova ad affrontare i nuovi scenari in una condizione di grande, inedita difficoltà. Per la prima volta, la sua forza “formale e giuridica” si accompagna alla sua debolezza nel rapporto con la comunità delle persone.

Stanno cambiando velocemente i capisaldi culturali e sociali sui quali essa è nata: i valori di solidarietà, comunità, responsabilità; una forte spinta al primato dei diritti collettivi; una spiccata e convinta prospettiva europeista.

2. L’Unione per il Trentino, pur seriamente preoccupata per il futuro della democrazia e dell’Autonomia Speciale, non crede che questo momento di difficoltà e di transizione sia “la fine della storia”.

Potenzialità e positività si mescolano in modo contraddittorio con pericoli e insidie. Ed in ogni caso, i nuovi scenari dettati dalla tecnologia, dalla conoscenza e dall’apertura dei sistemi sono destinati inesorabilmente a rafforzarsi. Tocca alla democrazia – così come, parallelamente, all’Autonomia Speciale – trovare la forza per cambiare, riconquistare il carisma perduto e poter così ancora rappresentare un riferimento credibile e autorevole per il popolo. Ciò vale in primo luogo per le culture politiche e per i partiti. Sono finiti i modelli del passato, ma c’è ancora bisogno di buona politica, di cultura, di valori, di competenza, di idealità.

3. L’Unione per il Trentino, per questo, intende mettersi radicalmente in discussione, senza rinunciare ad un profilo di continuità giuridica e politica.

Avverte come un “bene pubblico” la propria vocazione a servire – nelle nuove modalità – i valori in cui ha creduto e crede. A cento anni dall’Appello ai “Liberi e Forti” di Luigi Sturzo – che peraltro è successivo di alcuni anni alla nascita in Trentino del movimento popolare – l’Unione per il Trentino avverte la necessità di reinterpretare il proprio riferimento al “popolarismo” attorno a quattro emergenze.

A) Ricostruire uno spirito di “comunità” che sia capace di finalizzare la spinta al primato dell’individuo, tipica di questa epoca storica, ad una nuova idea di “bene comune”. A fronte del rischio di degrado valoriale della vita civile – ben evidenziato anche nel recente Rapporto Censis – ci appaiono come solidi riferimenti i costanti moniti al “nuovo umanesimo” di Papa Francesco e l’appello del Presidente Mattarella “ai buoni sentimenti che rendono migliore la società”, che ne costituisce la più persuasiva e convincente traduzione laica e politica. Se da un lato le vecchie forme del “primato collettivo” si dimostrano obsolete e chiuse in se stesse, incapaci di interpretare sofferenze e ansie di larga parte del popolo, dall’altro va ribadito che non esiste nessun sentiero di futuro se non dentro la percezione di un destino comune e nell’ambito fecondo di una nuova etica della responsabilità, della solidarietà e del rispetto delle persone e dell’ambiente a livello locale e globale.

B) Rianimare la democrazia e riscoprirne il respiro “comunitario” e “sociale”. La democrazia non è solo il suo volto formale e procedurale. Essa è innanzitutto un valore comunitario e sociale. E non può perdere la sua finalità che consiste nel perseguire con modalità pacifiche e condivise il valore dell’uguaglianza sociale e la piena valorizzazione dei talenti di ogni persona e di ogni aggregazione sociale. Questa visione esclude ogni deriva “post democratica”. Se gli istituti della democrazia sono in crisi, essi vanno riformati nel loro funzionamento e alimentati da una credibile visione di contenuto, non sostituiti con forme populiste, di fatto autoritarie, oppure con meccanismi che esaltano il solo rapporto tra le aspettative dell’individuo ed il potere (come appare nelle recenti ipotesi di democrazia diretta attraverso la Rete o attraverso una esaltazione dell’istituto referendario). Per questo occorre che la crisi profonda dei partiti politici possa trovare un suo sbocco positivo, benché anche radicalmente innovativo: senza questo supporto fondamentale, la democrazia sarà sempre più a rischio di svuotamento ed i cittadini potranno avere solamente l’impressione di “contare”, ma saranno sempre più spettatori e non protagonisti della politica.

C) Rifondare una idea europeista convincente e “calda”. Non esiste futuro senza Europa e nessun errore, seppur grave, commesso negli ultimi tempi dalle leadership europee può legittimare una prospettiva anti europea. È molto grave che un Paese Fondatore come l’Italia si presti oggi ad essere il grimaldello contro l’Unione Europea, assecondando così da un lato le posizioni dei Paesi del Patto di Visegrad e dall’altro gli interessi politici ed economici della Russia e degli Usa, i quali – attraverso le loro attuali leadership – scommettono contro il futuro di una Europa unita, forte ed autorevole nel quadro internazionale ed in particolare nel Mediterraneo e nei rapporti con le economie emergenti ad Oriente. Non bastano però i richiami retorici all’europeismo. Serve una forte iniziativa politica, che punti a rafforzare tutti gli strumenti di governo europeo per mettere in campo così misure concrete per l’innovazione delle infrastrutture sociali, economiche e tecnologiche ed efficaci iniziative comuni nel campo della difesa e della politica estera, in particolare verso l’Africa.

D) Ripristinare il carisma dell’Autonomia Speciale. Essa non è solo potere e apparato. E neppure solo amministrazione, risorse finanziare, competenze. Queste dimensioni, pur importanti, da sole non fanno
una Autonomia Speciale; esse hanno senso solo se accompagnate da un’anima, da una visione di società e da una visione di futuro. E – sopratutto – se la comunità si sente essa stessa “Autonoma”, cioè responsabilmente impegnata a vivere i valori di autogoverno che connotano la storica “costituzione materiale” del Trentino. Per questa ragione, il Trentino non può rassegnarsi alla banalizzazione della sua Autonomia: è costretto ad essere sempre in “tensione positiva”. Già Bruno Kessler avvertiva, nel suo tempo, il rischio di un Trentino “piccolo e solo”. Laddove per “piccolo” non si intendeva solo “limitato nella sua estensione quantitativa”, ma prima di tutto esposto al rischi di una “piccolezza qualitativa”. Le piccole dimensioni – sopratutto in un mondo globalizzato – possono trasformarsi da handicap a opportunità solamente se non si smette mai di pensare, di formarsi, di ricercare vie nuove, di aprirsi con coraggio, di scommettere sulla qualità e sulla innovazione a tutti i livelli e in tutti i campi. Anche il rischio della “solitudine” non è affatto superato. E passa oggi sopratutto attraverso le incerte evoluzioni dei nostri rapporti con Bolzano (che pare puntare ad una sorta di filo diretto ed esclusivo con Roma); l’allentamento dei legami con Innsbruck; la dialettica problematica con le altre Regioni del Nord Italia. Occorre evitare ogni tendenza alla omologazione della nostra peculiare esperienza autonomistica. Essa, al contrario, va rilanciata come strumento innovativo difronte alle sfide più insidiose di questo passaggio storico: il lavoro; l’equilibrio tra le generazioni e il sostegno alla natalità; la lotta alle disuguaglianze; il contrasto allo spopolamento della montagna; la gestione positiva di una società sempre più multi etnica; uno sviluppo fondato su conoscenza, inclusivita’, protagonismo dei giovani, tutela e valorizzazione delle risorse ambientali.

4. Di fronte a queste quattro emergenze “di sistema”

l’Unione peril Trentino avverte la necessità di fare la propria parte, che consiste in primo luogo nella responsabilità di cambiare se stessa per poter così continuare a garantire al Trentino l’apporto della cultura politica alla quale essa si ispira. In questo senso, il Tesseramento 2019 non intende affatto essere una scelta di mera continuità, ma la premessa giuridica e politica per poter realizzare in maniera democratica e partecipata la necessaria evoluzione della “forma partito”. L’obbiettivo non è certo guardare al passato, ma affrontare con fiducia il mare aperto che sta difronte a noi, con le sue contraddizioni, le sue insidie e le sue nuove potenzialità. Occorre ricostruire su basi aggiornate il profilo politico, in coerenza ovviamente con la nostra identità culturale e con la nostra “degasperiana” incompatibilità con ogni deriva di destra, comunque mascherata; la capacità di lettura dei cambiamenti sociali; il rapporto con la comunità; il dialogo e la partnership con i soggetti organizzati, formali ed informali, della società; l’investimento sulle nuove generazioni. La “forma” futura – in tutti i suoi aspetti – della nostra esperienza politica sarà quella più coerente con questi obiettivi e sarà decisa dopo una fase non superficiale di dibattito e di approfondimento.

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